La CNA, le sfide

Cara collega, caro collega
siamo la confederazione di persone laboriose, di persone perbene
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Queste mie considerazioni non hanno la pretesa di essere un manifesto politico, mi anima piuttosto la volontà di confronto col mio sistema associativo al quale ho dedicato tanto tempo con passione e determinazione e dal quale ho anche ricevuto tanto, rafforzando le mie competenze, arricchendomi di conoscenze che mi hanno reso migliore. Ho inteso esprimere un pensiero schietto, leale, aperto all’arricchimento che deriverà dal confronto che mi auguro riusciremo a costruire insieme consapevole del tuo protagonismo.

Premessa. Siamo tutti provati da un momento che mai abbiamo vissuto, e mai avremmo voluto vivere; siamo stanchi e preoccupati, esasperati ma resistenti, siamo tosti, del resto non abbiamo altra scelta che guardare al futuro con speranza perché siamo uomini e donne di impresa. Quest’anno la nostra confederazione celebra l’assemblea elettiva, siamo chiamati a fare scelte importanti, siamo chiamati a creare le migliori condizioni per avviare tra noi un confronto che pone le basi per la CNA del futuro.

Per queste ragioni provo a condividere con te il mio pensiero, con l’auspicio che possa arricchire un dibattito interno alla nostra associazione, un dibattito capace di mettere al centro gli indirizzi politici, le scelte da compiere, le strategie da individuare, col contributo di tutti, attraverso un confronto franco, leale e dentro un percorso aperto e condiviso, scegliere tra chi possa meglio rappresentarle. Nella consapevolezza che sapremo mettere in campo a tutti i livelli della nostra confederazione le migliori esperienze e le più alte competenze patrimonio dei nostri territori. Esperienze e competenze, uomini e donne, al servizio di un progetto di crescita unitario in grado di rappresentare la complessità del nostro sistema nazionale, superando, finalmente, le ataviche logiche espresse da tensioni territoriali, che hanno in questi anni condizionato la formazione di organismi di direzione nazionale che potremmo definire a tenuta stagna, limitandone le prospettive e la visione complessiva.

La lunga fase pandemica ci affida un periodo di stagnazione della nostra economia, un futuro opaco. Il calo dei consumi interni, il rallentamento delle esportazioni, lo stato di disorientamento generale, rischiano di riportarci in una nuova fase di recessione economica e di depressione sociale. Le sfide che abbiamo di fronte non hanno precedenti, rialzarsi da tutto questo sarà estremamente difficile mentre il rischio di lasciare indietro territori e settori produttivi è molto alto, non possiamo consentirci di osservare inermi tutto questo. Abbiamo la responsabilità di cercare e attuare ogni forma di resistenza per combattere e trovare la via d’uscita all’emergenza.

In questo scenario riaffermare il ruolo della CNA è un indispensabile azione per comprendere la capacità di adattamento al cambiamento del nostro sistema produttivo e del nostro sistema associativo. Costruire una CNA sempre più forte capace di dare supporto e speranza in un futuro stabile e radioso, per le nostre imprese, le nostre famiglie, i nostri collaboratori.

L’Italian Style, il Made in Italy, la grande manualità e la creatività che il mondo ci riconosce sono il tratto distintivo della nostra economia, assumono un ruolo identitario, valore aggiunto dell’essere il Bel Paese, il Paese del saper fare. In quest’ottica la codificazione delle dinamiche economiche attraverso la rappresentanza degli interessi assume un ruolo primario, rafforza ruoli e funzioni di tanti di voi che a partire dal territorio costruiscono quotidianamente con passione e dedizione occasioni e opportunità per le nostre imprese non sempre adeguatamente riconosciute e rispettate dagli organismi decisori.

Nella storia di questo Paese siamo stati un volano di democrazia a favore della coesione sociale che è il perno del valore di comunità alla base del benessere dell’individuo libero di fare impresa, di avere una visione, capace di portare l’Italia tra le principali potenze economiche mondiali. Oggi ancora una volta siamo chiamati a rinvigorire e a rafforzare questa azione, spetta alla CNA svolgere questo ruolo perché rappresenta il sistema di valori che sono i pilastri portanti della cultura della rappresentanza, principio base della nostra democrazia.

Le associazioni di categoria, e in primo luogo la CNA, hanno svolto un ruolo importante agendo i conflitti di classe, diventando i centri di servizi a sostegno dell’impresa anche in sostituzione delle istituzioni. Ciò nonostante siamo ancora poco inclini ad accettare il cambiamento, rischiamo di subirlo se non agiamo; eppure il nostro articolato mondo è nel nostro Paese un patrimonio di conoscenza, di esperienza, patrimonio collettivo costruito dal dopoguerra ad oggi.

La CNA- noi- “connessi al cambiamento” abbiamo da tempo compreso che una maggiore autonomia dalla politica e dalla connotazione strettamente ideologica rappresenta un elemento di innovazione e di riaffermazione di un ruolo sociale restando fedeli ai nostri valori e ai nostri principi fondativi e proponendo un pensiero politico autonomo.

Un’organizzazione impegnata, non senza difficoltà, a decodificare un nuovo agire della rappresentanza dell’economia diffusa; cultura di insieme ed intelligenza di sistema volta al superamento delle vecchie contrapposizioni tra centro e territorio, tra rappresentanza imprenditoriale e funzionariato; volta a ridisegnare il territorio, reinterpretandone il ruolo, le funzioni e le dimensioni. Ragionando in termini di filiere, distretti, reti, mestieri, e processi di aggregazione.

Futuro. L’economia italiana ha scoperto bruscamente che il sistema industriale, basato principalmente su un’ossatura di piccole e piccolissime aziende, sembrava non più adatto a sopportare le sfide di un mercato sempre più globale e concorrenziale. Oggi le chiavi per competere risiedono in campi a cui un universo di microimprese non può accedere facilmente. In questo panorama un ruolo chiave devono giocarlo gli stakeholder e i motori di coesione come la nostra CNA.

La CNA deve diventare protagonista nell’accompagnare le imprese verso il superamento di individualismi, tendenza non proficua per il sistema economico che rappresentiamo. La CNA deve porsi l’obiettivo di sollecitare gli imprenditori e le imprenditrici a crescere. Le nuove frontiere della rappresentanza d’impresa sono anche il ricambio generazionale, il coinvolgimento dei giovani, e il protagonismo delle donne; temi che vanno affrontati con attenzione costante anche per aiutare la Politica a comprendere meglio il nostro mondo. Questo ci permette di incidere nelle azioni che la Politica individua perché esse hanno una diretta ricaduta nei processi produttivi, azioni in primo luogo indirizzate a politiche di consolidamento, di sviluppo e di tutela. Ora più che mai nella definizione del Recovery Found, del Piano Nazionale di Resilienza e Resistenza.

In questo contesto la capacità di costruire lobby ed alleanze, dentro e fuori dal nostro sistema associativo, diventa un’attività sempre più importante, allo stesso tempo, però, dobbiamo superare il gap della rappresentanza nel nostro Paese che ha da sempre confuso la legittima attività di lobby col sistema deprecabile del mero clientelismo.

Occorre perciò indagare il sistema economico territoriale in chiave di filiera, di territorio e infine di prodotto-storia-cultura espressa nell’esperienza di vita di tanti artigiani e imprenditori. La CNA, con un proprio rinnovato e deciso protagonismo, deve snellirsi ed adattarsi alle nuove dinamiche sociali e politiche, deve essere motore del principio di comunità, fondamentale in una economia basata sull’autoimprenditorialità e la micro impresa, il più delle volte a conduzione familiare, dove l’elemento della qualità del prodotto e della fiducia in chi lo realizza diventano fattore di competizione e valore aggiunto.

La CNA esprime un fondamentale valore sociale anche nell’impegno di tanti ex imprenditori che continuano a dare il loro contributo anche quando hanno smesso la loro attività mettendo a disposizione la loro esperienza.

Hanno più senso strutture dislocate sul territorio nazionale, inquadrate in una logica di sistema, se orientate ad un governo su scala nazionale capace, però, di essere sintesi delle istanze provenienti dai territori, perni indispensabili della nostra Confederazione.

Un sistema associativo a geometrie variabili in grado di potenziare l’offerta di servizi per le imprese da porre a base delle attività sull’intero territorio nazionale, aumentando e rafforzando i territori con maggiore peso e forza di rappresentanza ma anche investendo con determinazione sui territori con minore propensione verso processi aggregativi ed associativi. Una Confederazione come acceleratore di questi processi per fare sintesi sui temi su cui è possibile raggiungere condivisione, valorizzando la messa a fattore comune delle migliori esperienze territoriali. Un’associazione capace di favorire alleanze in relazione a questioni di comune interesse, tenendo conto delle istanze del territorio, dei settori e dei mestieri rappresentati, riaffermando e riconoscendo ad ogni ambito, nel rispetto e nella valorizzazione delle differenze, dignità di settore, di produzione e di provenienza geografica. Qui lo sforzo organizzativo di CNA in importanti aree del Paese dimostra che si possono sperimentare nuovi modelli, economie di scala e processi di aggregazione come strumenti che devono diventare patrimonio comune.

L’attenzione per il Mezzogiorno che troppo timidamente abbiamo mostrato deve oggi trasformarsi in una concreta azione Politica. Continuare a portare il peso di un enorme pezzo del Paese che stenta a crescere e registra i peggiori parametri economici europei non ha alcun senso, non conviene a nessuno e non conviene soprattutto alla parte del Paese più avanzata e industrializzata. Non possiamo più permettercelo. Questa è sempre più, e oggi più che mai una questione di Politica Nazionale ed è anche una questione che deve coinvolgere tutta la nostra CNA. Progettazioni sovraregionali, infrastrutture, rafforzamento del sistema produttivo, capacità di progettazione delle risorse europee, riassetto amministrativo, promozione di una nuova classe dirigente sono solo alcuni dei principali obiettivi da raggiungere per diminuire le distanze nel Paese. Dobbiamo dare il nostro contributo, possiamo fare la nostra parte. Vanno superate le resistenze, spesso indotte da analisi superficiali, tendenziose, cieche, ma il percorso per il rilancio del Mezzogiorno è irreversibilmente avviato, da quello che si sceglierà per il Mezzogiorno d’Italia dipenderà il nostro futuro e quello del Paese.

Abbiamo davanti una nuova stagione della politica Italiana ed Europea in uno scenario economico internazionale che muta con una tempistica fin ora inimmaginabile e dagli esiti non sempre prevedibili.

A parlare, in queste difficili settimane, sono stati soprattutto i leader politici, gli osservatori e gli analisti di ogni provenienza e merito, e una base in subbuglio amplificata dai social network. Un perfetto esempio della disintermediazione che caratterizza il funzionamento della socialità nel suo complesso, politica compresa.

La nascita del nuovo governo in Italia viene accolta con generale sollievo, supera steccati ideologici e si pone come aggregatore di competenze di primissimo livello in grado di rispondere alla peggiore crisi dal dopoguerra ad oggi. Un’occasione unica, senza precedenti per il nostro Paese, un’occasione irripetibile; ne dobbiamo cogliere senza alcun indugio, con senso di responsabilità l’enorme potenzialità che rappresenta. Dobbiamo essere artefici di una vera e propria rinascita. Lo possiamo fare. Lo dobbiamo fare.

Le priorità, in questo nuovo quadro politico, non riguardano solo i contenuti dell’agenda da negoziare secondo i riti del dialogo sociale. Prima del ”cosa” al centro del confronto con il Governo ci sono le progettualità e le competenze che devono caratterizzare il nuovo agire della CNA, e non solo a livello nazionale, nella fase del Recovery Found ritorna protagonista il territorio e ora più che mai ha bisogno del supporto e di strumenti derivati dalle iniziative nazionali nella costruzione e nella condivisione di un piano strategico comune.

Sulla conoscenza e nella trasformazione della rivendicazione in proposta politica si definisce non solo il ruolo, ma la stessa competizione all’interno del variegato mondo della rappresentanza politica imprenditoriale. “Primi davanti a tutti” sarà possibile solo se saremo in grado di intendere noi stessi come organi vitali di un corpo unico capace di trasformarsi in sistema equilibrato ed armonico.

L’impressione è che con una compagine governativa che si regge su uno strumento di natura tecnico/politico l’impostazione dei tavoli di negoziazione sia giunta al tramonto. Potrebbero, invece, prevalere impostazioni basate sul confronto diretto, su reti relazionali, su una reciproca “convenienza” nell’interesse dell’economia del Paese, un metodo che importa gli strumenti della democrazia diretta anche nel contesto delle policy e che può funzionare quando si tratta di attivare complessi processi di coprogrammazione e coprogettazione.

Rappresentanza. La CNA deve prestare più attenzione alla comunicazione interna, dedicarsi ai processi di un nuovo modo di fare impresa, di comprendere le ragioni e i bisogni dell’imprenditore, dell’artigiano; piuttosto che alla predisposizione di piattaforme da sottoporre in senso top down al giudizio della base per, poi, avviare la negoziazione. Ecco, quindi, che dopo una stagione dove molte rappresentanze hanno investito soprattutto in comunicazione esterna marcando elementi di identità e di valore, si dovranno rafforzare iniziative, competenze e infrastrutture tecnologiche volte ad accogliere e rielaborare sollecitazioni puntuali dal basso affermando il ruolo della piccola impresa quale volano dell’economia, utilizzando i nuovi modelli di comunicazione. Una logica di sistema che riduce le distanze tra centro e territorio. Non si tratta di riposizionamenti ma di passaggi epocali, marcando il protagonismo del territorio come interfaccia sulla “realtà” anche per quanto riguarda la funzione di costruzione delle politiche in una nuova visione del rapporto territorio-paese, rafforzando il ruolo di sintesi e di coordinamento del centro nazionale.

Una trasformazione figlia dei tempi e forse anche efficace considerando la morfologia della società italiana e del suo tessuto economico nel Paese delle “differenze coerenti”. Un rivolgimento complesso da gestire in termini organizzativi, che chiama le nostre strutture ad un passo diverso più marcato e incisivo, ambivalente negli esiti perché potrebbe rischiare di frammentare le istanze e le relative proposte di soluzione, eppure inevitabile, in una fase in cui il carattere sistemico delle sfide del Paese è sotto gli occhi di tutti. È questo il terreno sul quale la CNA su scala nazionale deve muoversi, seminare, innovare.

Sarà interessante verificare se da queste sollecitazioni nascerà una CNA di nuova generazione, viste le difficoltà che derivano dai processi di riforma interna, comunque inevitabili. La CNA deve individuare un processo per forme nuove di intermediazione e rappresentanza basate su: competenza, conoscenza e comprensione dei processi produttivi, sui nuovi assetti territoriali, capaci di rispondere alla crescente richiesta dei propri associati di servizi ad alto valore aggiunto, di innovazione, di riconversione aziendale, sulla capacità di creare opportunità. Non ha più senso oggi insistere su matrici culturali e ideologiche che, come restituisce il nuovo assetto politico, hanno fatto il loro tempo. In fondo non è così complesso attivare forme innovative di rappresentanza, attraverso nuovi modelli da sperimentare, temi abusati tanto da far apparire la realtà che rappresentano desueta ma che in verità praticarla sarebbe rivoluzionario, innovativo.

In questo nuovo scenario, tutto sommato, molte cose si rendono possibili. Per quanto riguarda gli esiti, invece, è solo questione di tempo e del livello di consapevolezza del cambiamento che riusciremo a mettere in atto.

Giuseppe Oliviero

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